Il VII Centenario della morte di Dante e le onoranze al Sommo Poeta rappresentati dal prof. ENRICO RENNA Prof . Enrico Renna , filologo e ricercatore, Lei ha curato l’edizione dell’Antologia in latino della Divina Commedia di Dante Alighieri, edita a Napoli per i tipi de La scuola di Pitagora, con quali finalità? < L’Antologia raccoglie trenta canti esemplari, tratti da ciascuna delle tre Cantiche, che compongono la Divina Commedia di Dante Alighieri, e li presenta, adeguatamente inquadrati ed illustrati, nella traduzione latina, in distici elegiaci, apprestata da Giovanni Battista Mattè (Inverso di Drusacco, nel Canavese, 1810 – Castellamonte 1892), arciprete di Castellamonte e accreditato all’epoca come «chiaro poeta latino». Secondo una notizia contenuta nella famosa e discussa epistola del monaco Ilaro del convento di S. Croce del Corvo, in Lunigiana, inviata a Uguccione della Faggiuola, lo stesso Dante avrebbe pensato di volersi servire in un primo tempo del latino per la sua opera, ma poi avrebbe optato per il volgare in seguito alla constatazione dello scarso apprezzamento dei signori del tempo per la lingua latina. Ritornando alla traduzione del Mattè, essa si pone a suggello di una lunga tradizione, iniziata negli anni 1416-17 con la traduzione in latino ad opera del francescano Giovanni Bertoldi da Serravalle. Le finalità che mi sono proposto, nel presentare al grande pubblico la pregevole versione latina del Mattè, portata a compimento tra il 1873 e il 1876, sono state, innanzitutto, quelle di onorare la memoria del Sommo poeta, morto la notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, con una pubblicazione che coniugasse la lingua di Virgilio, da cui Dante trasse lo bello stilo , con la bellezza iconografica (il volume è impreziosito da tre incisioni con le mappe relative alla struttura di Inferno , Purgatorio e Paradiso del 1568, nonché, in apertura dei singoli canti, da vignette xilografiche di prezioso incunabolo veneziano figurato). La fama della versione latina della Divina Commedia del Mattè, citata nei principali repertori bibliografici danteschi coevi, italiani e stranieri, già consolidata durante l’Ottocento, si arricchisce nel corso del Novecento, tra gli altri, di un tassello, veramente notevole e significativo: un importante documento pontificio, promulgato in occasione del VII centenario della nascita di Dante Alighieri, presceglie a dispetto di tante altre traduzioni latine del poema dantesco, proprio quella di Mattè. Si tratta della prima delle Litterae Apostolicae motu proprio datae del Papa Paolo VI, oggi Santo, intitolata Septimo exeunte saeculo a Dantis Aligherii ortu e datata 7 dicembre, festa di S. Ambrogio vescovo, del 1965, terzo anno del suo Pontificato. La lettera, in latino, accoglie nel testo undici citazioni dei versi del Paradiso riportati in nota proprio nella traduzione latina del Mattè>

a cura di ANTONELLA DE NOVELLIS

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