Il dott. Nicola Forte storico e scrittore, ci racconta: <Vi siete mai chiesti come arriva il lotto a Napoli?. Il gioco per antonomasia del Napoletani. Assai prima che nel Medio Oriente si diffondesse la gematria ebraica, che è all’origine della Qabbalah, nel mondo ellenico già si praticava l’onomanzia, una tecnica oracolare originata dalla conoscenza del significato del nome; così come l’isopsefia (l’associazione delle lettere che compongono una parola a un unico numero) era insegnata da Pitagora e dai suoi discepoli insieme alle sue teorie sull’aritmosofia, la legge dei numeri che riordinano il Kàos. Sebbene fin dalle feste dei Saturnalia dell’antica Roma si parli della ciclica sfida alla sorte con tavolette di legno sulle quali erano incise delle cifre, la genesi delle lotterie è vantata a Milano (1448) dove le “borse di ventura” (ceste in cui venivano gettati alla rinfusa alcuni foglietti bianchi e altri con i nomi dei partecipanti da estrarre a caso) ebbero così grande seguito da impensierire il papa, che le condannò. Carlo di Borbone fece diventare il lotto Il gioco delle zitelle Vico Bonafficiata Vecchia Per quanto riguarda Napoli, il gioco che arricchiva, allo stesso modo in cui indebitava e rendeva pezzenti, arrivò ufficialmente nel Seicento, malgrado lo si debba considerare una diversificazione di quello più arcaico della tombola: il panariello di vimini intrecciato, da cui si traggono le sortes (per il lotto non si utilizza altro che un canestro più grande). Tuttavia, la mania delle scommesse risale almeno a un paio di secoli prima che l’Impresa del Lotto trovasse sede in un palazzo del centro antico, che oggi si chiama vico Bonafficiata Vecchia, titolo che recupera un avvenimento passato alla storia: nel 1520, durante un’estrazione, furono scelte 90 ragazze da marito tra le quali sorteggiare i cosiddetti maritaggi, una cinquina che aveva per premio altrettanti corredi di nozze, un tesoro quasi inestimabile per l’epoca quanto per i giorni nostri. Le donne che se li aggiudicarono furono chiamate le Bonafficiate, ossia le beneficate. In breve, l’idea che con un piccolo investimento economico i sogni potessero produrre ricchezza, divenne irresistibile> Ringraziamo il dott. Nicola Forte per i suoi racconti

a cura di ANTONELLA DE NOVELLIS

Di AdMin